Sindrome da Long-Covid-19

Il tempo necessario per riprendersi dalla infezione dal SARS-CoV.2, cioè dalla malattia chiamata COVID-19, è differente da persona a persona: la maggior parte recupera completamente entro due mesi ma alcuni disturbi (sintomi) e manifestazioni cliniche possono durare più a lungo. In questo caso si dice che le persone soffrono di Long COVID. La possibilità che i sintomi durino nel tempo non sembra essere collegata a quanto si è stati male durante l'infezione.
Il corso è incentrato sulle problematiche psico-fisiche nel periodo post-negativizzazione, fornendo possibili protocolli di autotrattamento domiciliare in graso di ridurre e migliorare la sintomatologia (respiratoria, anosmia e ageusia, muscolare).

La gestione del paziente con patologia respiratoria cronica in RSA

Il corso ha come argomento lo screening della disfagia, utile in quei casi dove vi sia un dubbio sulle competenze deglutitorie dei pazienti anziani. Gli argomenti trattati potranno essere calati in più di un setting, dalle RSA al domicilio, in modo da permettere una diffusione della conoscenza dei problemi di deglutizione e sviluppare le competenze per un precoce approccio a questo tipo di problematiche.

Il corso si propone di fornire conoscenze di base sui meccanismi di fisiopatologia della deglutizione e competenze sulle indagini clinico-strumentali per la diagnosi della disfagia, sulle linee guida e le strategie riabilitative. Offre inoltre suggerimenti pratici per supportare il professionista nell’educazione di pazienti e care giver alla gestione della disfagia e alla prevenzione delle sue complicanze.

La disfagia nell'anziano: strumenti di base per la valutazione e strategie di intervento

Il corso ha come argomento lo screening della disfagia, utile in quei casi dove vi sia un dubbio sulle competenze deglutitorie dei pazienti anziani. Gli argomenti trattati potranno essere calati in più di un setting, dalle RSA al domicilio, in modo da permettere una diffusione della conoscenza dei problemi di deglutizione e sviluppare le competenze per un precoce approccio a questo tipo di problematiche.

Il corso si propone di fornire conoscenze di base sui meccanismi di fisiopatologia della deglutizione e competenze sulle indagini clinico-strumentali per la diagnosi della disfagia, sulle linee guida e le strategie riabilitative. Offre inoltre suggerimenti pratici per supportare il professionista nell’educazione di pazienti e care giver alla gestione della disfagia e alla prevenzione delle sue complicanze.

Umanizzazione delle cure verso ospiti e famigliari

La malattia diventa luogo di incontro tra le persone: incontro che dipende in larga misura dalle abilità comunicativo-relazionale degli operatori coinvolti e che è inserito in contesto morale. La capacità di comunicare in modo efficace e di stabilire una relazione positiva ed armonica con il paziente e con i famigliari è indispensabile per tutti i processi assistenziali e per il loro esito.
 La relazione fa parte della cura, la buona comunicazione tra operatori, pazienti ha dimostrato produrre effetti positivi sia sullo stato dell’Operatore che su quello del paziente.
Adottare tecniche di ascolto attivo che generino una buona circolarità informativa che getti le basi per la relazione di aiuto è fondamentale per favorire l’integrazione tra colleghi, famigliari e ospiti.
Il ruolo dei famigliari è molto cambiato durante l’emergenza Covid dove la comunicazione si è concentrata inizialmente a livello telefonico e successivamente nelle visite programmate , questa emergenza ha modificato il ruolo e la presenza attiva nelle strutture.
Spesso si tende a dare maggior importanza e spazio alla tecnica a discapito degli aspetti relazionali dove la dimensione relazionale viene sacrificata e se poi, questa viene comunque salvaguardata, spesso il tempo dedicato rimane ridotto.
Una cultura orientata alle relazioni il processo di cura non coinvolge solo operatore e paziente, ma anche gli elementi del sistema familiare. Spesso infatti i familiari svolgono un ruolo attivo non solo nella fase di presa in carico del paziente anziano, ma anche e soprattutto nel processo di gestione della persona malata. Poter coinvolgere attivamente, in modo collaborativo e non conflittuale, queste persone significa renderle parte consapevolmente attiva nella costruzione, o meglio co-costruzione, del processo di cura. In un’ottica di questo tipo il familiare del paziente anziano può trasformarsi in una risorsa per l’operatore, rendendo più efficace e meno faticosa l’alleanza terapeutica con il paziente.
Nel lavoro di cura possono esserci occasioni di stress, occorre sapere gestire gli stimoli stressanti affinchè non ricadano nella relazione all’interno dei reparti, i sintomi possono assumere diverse forme, investire la dimensione fisica, la sfera emotiva o cognitiva, o possono tradursi in aspetti osservabili sul piano comportamentale.

Aggiornamento Rischi Specifici - RSD

La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro rappresenta una assoluta priorità per l’Italia, che con l’approvazione definitiva nel luglio 2009 del decreto “correttivo” (D.lgs. 3 agosto 2009, n. 106) al Testo unico n. 81/2008, ha completato il disegno di riforma iniziato nel 2007, equiparando l’Italia agli standard normativi internazionali ed europei. In tal modo, il nostro Paese si è dotato di una legislazione moderna e uniforme sul territorio nazionale, elemento essenziale per perseguire l’obiettivo posto dall’Unione Europea di ridurre del 25% gli infortuni sul lavoro entro il 2012. Tale obiettivo, pur essendo ambizioso, assume una grande importanza, non solo per i costi sociali che il fenomeno infortunistico produce (oltre 45 miliardi di euro all'anno nel 2005 secondo i dati INAIL, pari al 3,21% del PIL), ma principalmente per la sua dimensione sociale ed umana, in quanto tali costi costituiscono il riflesso materiale di beni inestimabili quali la vita e la salute dei lavoratori. La strategia di prevenzione promossa dal Ministero privilegia, nel rinnovato contesto normativo, non più un approccio sanzionatorio e repressivo ma l’adozione di misure condivise tra Amministrazioni e parti sociali, volte a promuovere la prevenzione e la sicurezza sul lavoro attraverso la formazione e l’informazione, la qualificazione delle imprese e la semplificazione degli adempimenti burocratici. L’efficacia del sistema di prevenzione, infatti, passa inevitabilmente per una effettiva collaborazione tra lavoratori e aziende, in un contesto di competenze precisamente definite delle Amministrazioni pubbliche.
Perché il “sistema” funzioni è fondamentale che lavoratori e datori di lavoro siano a conoscenza e rispettino i loro diritti e doveri, in un ciclo continuo:
  • i lavoratori devono essere consapevoli di avere il diritto irrinunciabile ad un luogo di lavoro rispettoso delle norme, ma anche il dovere di partecipare attivamente alla formazione, di utilizzare i dispositivi di sicurezza e di seguire tutte le norme dettate dal datore di lavoro. Il lavoratore ha poi il dovere di segnalare al datore di lavoro, specie tramite il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), eventuali carenze del sistema o miglioramenti apportabili ad esso;
  • il datore di lavoro ha il dovere di considerare la salute e la sicurezza del lavoratore importante quanto la produzione, di valutare il rischio e prevenirlo con soggetti e strutture di supporto: Medico Competente e Servizio di Prevenzione e Protezione.

Rischi Specifici in ambito Sicurezza - FAD

In sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni e le Province Autonome è stato approvato l’accordo del 21/12/2011 (pubblicato sulla G.U. n.8 dell’11 gennaio 2012, con entrata in vigore il 26 gennaio 2012)per la Formazione dei Lavoratori di cui all’articolo 37, comma 2, del D.Lgs. 81/08.

L’accordo definisce la durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione, nonché dell’aggiornamento, che deve essere effettuata obbligatoriamente.

OBIETTIVO FORMATIVO:

Sviluppare un modello di prevenzione che, facendo leva sulla formazione, abbia come obbiettivo strategico la riduzione degli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; con il nuovo accordo Stato-Regioni si sono poste le basi per passare da una formazione episodica a quella innovativa della formazione continua sistematica e qualificata. In particolare laddove si parla di formazione specifica si fa espresso riferimento ai rischi di settore con particolare riferimento ai rischi individuati nel documento di valutazione rischi e pertanto per quanto riguarda le RSA-RSD si ritiene di privilegiare la formazione sui seguenti rischi:

1. Movimentazione manuale dei carichi e degli ospiti;

2. Rischio da agenti biologici;

3. Rischio infortuni con particolare riguardo alle aggressioni (ove presenti);

4. Rischio stress lavoro-correlato;

5. Dispositivi di protezione individuali ed organizzazione del lavoro;

6. Rischio abuso alcool;

7. Rischi minori: rischio uso scale, rischio elettrico e rischi restanti.

Saper individuare i rischi presenti nei vari ambiti di lavoro è importante per ogni operatore.

Riuscire a fornire esaustive informazioni sui rischi alla salute esistenti in ambito lavorativo, sull’importanza di operare secondo determinate procedure e sulla necessità di utilizzare sempre i dispositivi di protezione individuale è fondamentale per dare concretezza ed omogeneità alla formazione.

Individuare processi lavorativi adeguati per ridurre l’incidenza del rischio e per adottare comportamenti atti a prevenire l’insorgenza di patologie è fondamentale in un disegno aziendale complessivo di attenzione all’incolumità dei propri dipendenti.

Formazione di carattere Generale Sicurezza

La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro rappresenta una assoluta priorità per l’Italia, che con l’approvazione definitiva nel luglio 2009 del decreto “correttivo” (D.lgs. 3 agosto 2009, n. 106) al Testo unico n. 81/2008, ha completato il disegno di riforma iniziato nel 2007, equiparando l’Italia agli standard normativi internazionali ed europei.   In tal modo, il nostro Paese si è dotato di una legislazione moderna e uniforme sul territorio nazionale, elemento essenziale per perseguire l’obiettivo posto dall’Unione Europea di ridurre del 25% gli infortuni sul lavoro entro il 2012.
Tale obiettivo, pur essendo ambizioso, assume una grande importanza, non solo per i costi sociali che il fenomeno infortunistico produce (oltre 45 miliardi di euro all’anno nel 2005  secondo i dati INAIL, pari al 3,21% del PIL), ma principalmente per la sua dimensione sociale ed umana, in quanto tali costi costituiscono il riflesso materiale di beni inestimabili quali la vita e la salute dei lavoratori.   La strategia di prevenzione promossa dal Ministero privilegia, nel rinnovato contesto normativo, non più un approccio sanzionatorio e repressivo ma l’adozione di misure condivise tra Amministrazioni e parti sociali, volte a promuovere la prevenzione e la sicurezza sul lavoro attraverso la formazione e l’informazione, la qualificazione delle imprese e la semplificazione degli adempimenti burocratici.  L’efficacia del sistema di prevenzione, infatti, passa inevitabilmente per una effettiva collaborazione tra lavoratori e aziende, in un contesto di competenze precisamente definite delle Amministrazioni pubbliche.   Perché il “sistema” funzioni è fondamentale che lavoratori e datori di lavoro siano a conoscenza e rispettino i loro diritti e doveri, in un ciclo continuo:
• i lavoratori devono essere consapevoli di avere il diritto irrinunciabile ad un luogo di lavoro rispettoso delle norme, ma anche il dovere di partecipare attivamente alla formazione, di utilizzare i dispositivi di sicurezza e di seguire tutte le norme dettate dal datore di lavoro. Il lavoratore ha poi il dovere di segnalare al datore di lavoro, specie tramite il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), eventuali carenze del sistema o miglioramenti apportabili ad esso;  
• il datore di lavoro ha il dovere di considerare la salute e la sicurezza del lavoratore importante quanto la produzione, di valutare il rischio e prevenirlo con soggetti e strutture di supporto: Medico Competente e Servizio di Prevenzione e Protezione.

Deve, conseguentemente alle attività di valutazione dei rischi da lavoro, attuare le misure di prevenzione degli infortuni previste dalla Legge, senza eccezioni o ritardi.