SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus causa del COVID-19 (acronimo dell’inglese coronavirus disease 2019), è comparso alla fine del 2019 nella città di Wuhan in Cina e si è rapidamente diffuso provocando una gravissima pandemia. Il suo arrivo in Italia ha prodotto un significativo aumento della mortalità e uno straordinario sovraccarico del servizio sanitario. Ora che la fase più drammatica dell’emergenza sembra allentarsi, si aprono nuove sfide tra cui la riorganizzazione delle attività ambulatoriali e ospedaliere per i pazienti “non COVID” e per i pazienti “post COVID”. Questi ultimi rappresentano un carico di lavoro non preventivabile prima dell’epidemia, con necessità di valutazioni multidisciplinari ma con un particolare attenzione alla parte respiratoria. Si stima, infatti, che circa il 30% dei pazienti ricoverati per COVID avranno reliquati a livello polmonare di cui non è possibile prevedere la completa reversibilità nei mesi successivi. La gestione del paziente COVID, da parte dello specialista pneumologo e del medico di medicina generale, necessita di un confronto scientifico e clinico condiviso finalizzato all’unione delle esperienze maturate durante l’emergenza per programmare le fasi successive di ricostruzione e di organizzazione del nuovo modo di gestire il paziente.

L’obiettivo di questo corso è unire i due punti di vista e le diverse esperienze attraverso una condivisione di un percorso che genera un modello utile attraverso il quale riuscire a collaborare nella gestione migliore del paziente cronico.

La pandemia COVID-19, emergenza sanitaria esplosa a fine febbraio, ha ridefinito modalità, spazi e tempi della gestione del paziente respiratorio cronico. Oggi è più che mai cruciale il dialogo e la collaborazione tra medico di medicina generale e specialista pneumologo per garantire un appropriato management del paziente respiratorio e ottimizzare i percorsi assistenziali. L’obiettivo di questo incontro è tracciare un quadro dell’attuale contesto, unire i punti di vista e le esperienze di pneumologi ospedalieri- territoriali con quelle dei medici di medicina generale. La condivisione delle esperienze potrà generare un modello più concreto e semplice per garantire ai pazienti pneumopatici i migliori esiti di salute.